sabato 21 giugno 2014

L'onda delle giovani ostetriche 2/2 - Evidence based Midwifery come strumento per migliorare la pratica professionale. Racconti del congresso ICM Praga

Nel 2013 potrebbe sembrare superato disquisire ancora di Evidence-Based Medicine (EBM), Evidence-Based Obstetrics (EBO) ed Evidence-Based Midwifery (EBMid), ma se consideriamo le numerose notizie di cronaca all’ordine del giorno denuncianti casi di malasanità in ambito ostetrico, sorge spontaneo ricordare Cochrane e il “cucchiaio di legno” che conferì all’ostetricia oltre 30 anni fa. Sicuramente da allora sono stati compiuti molti progressi, tuttavia sia in alcune realtà italiane che internazionali durante il parto si fa ancora uso di pratiche inappropriate come episiotomia di routine, posizioni forzate, manovra di kristeller o separazione di madre e bambino alla nascita.
Sono stati identificati numerosi vincoli professionali, organizzativi e relazionali che impediscono a professionisti, ma anche a studenti, di erogare un’assistenza basata sulle prove di efficacia. Alcuni autori hanno riscontrato incongruenze tra ciò che viene insegnato all’università e ciò che si riscontra nella pratica clinica del tirocinio; tale gap crea difficoltà all’applicazione dell’EBM nella pratica clinica.
Gli studenti ritengono di non avere la possibilità di assistere in modo diverso dai loro tutor, bensì considerano più facile assistere secondo le routine e le tradizioni praticate da questi ultimi perché un simile atteggiamento è importante per socializzare con il gruppo professionale. Inoltre, numerosi studi confermano che tutte le esperienze, sia positive che negative, di lavorare con modelli di ruolo abbiano un impatto significativo sull’apprendimento degli studenti, pertanto potremmo ipotizzare che ciò si verifichi anche per l’apprendimento della pratica basata su evidenze scientifiche.

Lo scopo di questo studio descrittivo correlazionale è di descrivere e comparare  le conoscenze, le competenze percepite, gli atteggiamenti e le pratiche delle studentesse di ostetricia e delle ostetriche in merito alle evidenze scientifiche.

Hanno partecipato all’indagine ostetriche (n=109) in servizio presso 5 punti nascita di Roma e provincia e studentesse (n=87) iscritte al 3° anno del Corso di Laurea in Ostetricia in 6 sedi didattiche della Regione Lazio. È stato costruito ed utilizzato un questionario strutturato, che nella versione-studentesse conteneva inoltre item di conoscenza delle procedure assistenziali evidence-based nel parto fisiologico secondo le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

I risultati mostrano atteggiamenti positivi verso l’uso delle evidenze scientifiche per migliorare la pratica clinica. Il ruolo di ostetrica si associa negativamente alle competenze relative all’uso del computer, all’uso di internet per ricercare la letteratura scientifica, alla capacità di trovare l’informazione che serve per la pratica clinica,  alla capacità di leggere un articolo scientifico in lingua inglese,  alla capacità di raccogliere e usare i dati per valutare il proprio lavoro. Questo trend potrebbe essere dovuto alla giovane età delle studentesse e quindi alla loro maggiore dimestichezza con il computer, le lingue e la statistica.
In merito alle fonti da cui si ricavano le evidenze per orientare le pratiche professionali, il ruolo di ostetrica si associa positivamente all’esperienza e alle colleghe, mentre le studentesse tendono a fare riferimento alle docenti ostetriche e alle tutor ostetriche di tirocinio.
Le studentesse e le ostetriche hanno simili conoscenze sulle evidenze scientifiche (60% vs 55%).
Per quanto riguarda le conoscenze delle studentesse sulle evidenze scientifiche nelle procedure assistenziali nel parto fisiologico, si rilevano lacune soprattutto in merito alla cardiotocografia in continuo e alla gestione del perineo nel secondo stadio del travaglio.


Oltre che “cuore e mani”, una buona pratica ostetrica richiede un regolare aggiornamento sulle migliori evidenze scientifiche disponibili. Più che una specifica disciplina, la formazione sull’evidence-based midwifery dovrebbe essere trasversale nei curricula universitari e nei programmi di Educazione Continua in Medicina. Garantire buoni curricula universitari alle nuove generazioni di ostetriche sembra improduttivo se i modelli di pratica, le ostetriche, non si avvalgono delle evidenze scientifiche nella pratica clinica quotidiana.

Relazione presentata al Congresso ICM Praga 2014. 
Autrici: Sofia Colaceci & Angela Giusti. 
"Evidence based Midwifery as a tool to improve professional practice: knowledge, attitudes and practice of midwives in Rome"

Nessun commento:

Posta un commento